• clarissapelosi

50 ragioni (semiserie) + 1, per cui un romanzo può essere rifiutato da una casa editrice


Finalmente hai completato il tuo manoscritto, la tua idea iniziale, quella che sembrava all’inizio solo l’embrione di un’idea, è diventata un romanzo. Vi hai dedicato studi, ricerche, lunghi pomeriggi e notti insonni, infinite energie, litri di caffè e tazze fumanti di tisane. Hai scritto la parola fine (o continua… perché il tomo di settecento pagine che hai appena concluso è solo il terzo dei sette volumi che hai già pianificato). Hai deciso a chi dedicarlo, quale citazione inserire all’inizio della tua storia e hai stilato la lista dei ringraziamenti. Hai anche, segretamente, scelto che cosa indossare il giorno in cui ti faranno la prima intervista per il lancio e, ancor più segretamente, hai pensato a quello che invece indosserai il giorno in cui sarai protagonista alla serata del Premio Strega (giusto per essere previdenti fino in fondo).


50 ragioni (semiserie) + 1, per cui un romanzo può essere rifiutato da una casa editrice


Però, però, c’è un piccolo problema: il tuo libro non è ancora stato pubblicato. L’hai spedito via mail a tutte le case editrici che ti sono venute in mente, a quelle dei romanzi che fanno bella mostra nella libreria a fianco della tua scrivania, l’hai mandato a quelle grandi e a quelle più piccole, eppure nessuna ti ha ancora risposto e tu sei in attesa, senza sapere che fare.


Ecco. Qualcosa da fare c’è, ed è analizzare i motivi per cui le case editrici alle quali hai spedito il tuo romanzo ancora non ti hanno proposto un contratto, non ti hanno contattato, non ti hanno nemmeno risposto dicendoti “no, grazie”.

E come fare per fare questa analisi? Ti proponiamo, di seguito, una scaletta suddivisa per tema.


Scopri il nostro editing

La trama

1. La trama non è originale. Hai raccontato la storia di una donna annoiata che tradisce il marito ritenuto poco interessante, che a sua volta viene tradita dall’amante e che alla fine decide di suicidarsi. Hai pensato che cambiare i nomi dei personaggi e i luoghi fosse sufficiente per rilanciare quel vecchio romanzo che hai letto tanti anni fa… chi vuoi che se lo ricordi?


2. La trama è troppo debole. Non ci sono abbastanza conflitti in relazione alla durata del romanzo. Nel corso delle quattrocento pagine che hai scritto i due protagonisti si incontrano e si lasciano dopo qualche pagina. Non si rivedranno per tutti i capitoli centrali. Conducono le loro vite separate e indipendenti ma di loro seguiamo ogni dettaglio della loro vita quotidiana. Si incontreranno per caso al supermercato all’ultimo capitolo e decideranno di ritornare insieme. Fine.


3. La trama è troppo frammentata. Il protagonista all’inizio del romanzo parte per un viaggio, lo vediamo arrivare con il treno in una stazione e poi lo vediamo entrare in un taxi e poi alla Casa Bianca e poi sul Vesuvio e subito dopo in un night club mentre corteggia una donna che vediamo nella scena successiva con due gemelli in braccio e un criceto mentre scappa con un motoscafo della Guardia di Finanza. Fine.


4. Ci sono troppe sottotrame. Oltre alla storia del conflitto tra le due sorelle c’è la storia del divorzio dei loro genitori, della ricerca di un lavoro della prima e della voglia di riscattarsi agli occhi del padre della seconda, del matrimonio infelice della cugina, della malattia della vicina di casa, del viaggio intorno al mondo del nipote e della ricerca di sé del fidanzato di una delle sorelle che quindi entrerà in crisi…


5. Hai omesso scene indispensabili. Ti hanno detto che le ellissi sono delle interessanti figure retoriche che possono aumentare la suspence e stimolare la fantasia del lettore, ne hai disseminate talmente tante nel tuo romanzo che alcune scene importanti sono scomparse e il lettore vaga tra le pagine ormai disorientato come un rabdomante in cerca dell’acqua.


6. C’è troppa azione. Il romanzo inizia con una sparatoria alla quale segue un inseguimento, una guerra tra gang rivali, due appostamenti, un rapimento, un arrembaggio dei pirati, un’imboscata e un assalto al castello. Nel primo capitolo.


7. C’è poca azione. Il romanzo inizia…


8. Non c’è un evento scatenante, non c’è una situazione critica. I personaggi fanno cose e incontrano persone, di continuo, pagina dopo pagina, di continuo, pagina dopo pagina…


9. La storia manca di dramma / emozione. Il romanzo è una sequenza di fatti che pare una lista della spesa o l’agenda di un manager che ha appena seguito un corso sull’organizzazione delle attività.


I personaggi

10. Non hai approfondito abbastanza il carattere dei personaggi. I personaggi che hai creato quando si incontrano non sanno cosa dirsi, e non sanno come muoversi. Come se avessero sempre gli occhi puntati su di te chiedendoti: “E adesso?”


11. Le relazioni tra personaggi non sono riuscite. Quando dialogano tra di loro i tuoi personaggi sembra parlino di due argomenti diversi.


12. I personaggi sono dei cliché. Sono talmente cliché dopo aver finito di leggere il romanzo il lettore pensa di averne letto un altro.


13. I personaggi non sono credibili. La protagonista è un cardiochirurgo che per hobby si occupa di missioni spaziali, ha sette figli, coltiva l’orto e si cuce gli abiti da sola. E non ha nemmeno qualcuno che l’aiuti a stirare la biancheria.


14. I personaggi risultano antipatici. Non è detto che a volte questo non sia utile a rendere più interessante la storia, quindi lo possiamo valutare anche come aspetto potenzialmente interessante, però se sono proprio tutti antipatici il lettore, con chi si identifica?


15. Il personaggio secondario eclissa il protagonista. L’hai creato talmente tanto bene che la protagonista quasi si ribella alla trama e lo vuole sposare anche se il suo destino è stare con qualcun altro.


16. Ci sono troppi personaggi. Hai intrecciato la storia di tre dinastie, sei famiglie, diciotto coppie e relativi figli, e hai scelto di ambientarlo in Uzbekistan utilizzando nomi autoctoni.


17. Ci sono pochi personaggi. Hai deciso di scrivere un romanzo intimista: il tuo personaggio trascorre tutto il suo tempo da solo, non incontra nessuno, non fa niente e non esce mai di casa, possibile? Sì, perché no? Ma persino Robinson Crusoe non è rimasto da solo fino alla fine.


18. I personaggi sono delineati in maniera confusa o poco chiara. A pagina sei il protagonista è biondo e alto un metro e ottanta e ha un passato da pallavolista professionista, a pagina quarantadue è castano e alto un metro e sessantacinque e non ha mai fatto sport in vita sua. Improbabile che il lettore arrivi a pagina quarantatré…


19. Ci sono contrapposizioni inadeguate tra i personaggi. I personaggi dialogano e si confrontano sullo sbarco dell’uomo sulla luna del 1969, sulla teoria della relatività e sul buco nell’ozono, ma siamo nel 1620.


20. Non ci sono abbastanza informazioni sui personaggi. I suoi personaggi non hanno una famiglia, non hanno un lavoro, non si sa dove abitino, non mangiano mai così come non hanno nessuna funzione corporea da espletare. Ma non sono dei robot alieni.


21. Non c’è identificazione del lettore con i personaggi. Per non caratterizzare troppo i personaggi hai pensato di non descriverli, di non farli parlare e di non mostrare le loro azioni in scena con il risultato che delle colonne di marmo sono più vivaci.


I dialoghi

22. I dialoghi non sono credibili. Una dama della corte di Luigi XIV parla con lo slang di un quartiere periferico di Roma, e viene capita.


23. I dialoghi non sono chiari. Stai facendo dialogare tra loro sei persone ma senza specificare, di volta in volta, di chi sono le voci.


24. I dialoghi mancano di brillantezza.

«Ehi».

«Ehi».

«Ciao!»

«Ciao…»

«Come va?»

«Insomma…»

«Beh, allora ci vediamo!»

«Sì, alla prossima…»

«Ciao!»

«Ciao…»


Il linguaggio

25. Il linguaggio utilizzato è troppo generico. Il tuo romanzo racconta di una di quelle solite storie con dei personaggi che sono sempre gli stessi e fanno cose che fanno tutti in luoghi molto conosciuti e provano tante emozioni.


26. Il linguaggio è troppo ricercato. Per essere originale hai cercato i sinonimi di tutte le parole, verbi e sostantivi che hai utilizzato e hai scelto ogni volta quello meno conosciuto. E se non trovavi la parola giusta ne hai creata una. Attenzione, potresti aver anche scritto un capolavoro!


27. Il manoscritto manca di preparazione. Hai controllato gli errori di… punteggiatura???!!!, di sintassi, cioè di come se hai scritto giuste le frasi, se hai fatto fatto delle delle ripetizioni ripetizioni, di grammatica che magari avrai, avessi, avrebbi sbagliato dei verbi, ecco… rileggi! A voce alta.


Il conflitto

28. Il conflitto si risolve troppo in fretta. Il protagonista al primo capitolo decide di affrontare l’antagonista e i due si affrontano al secondo capitolo, a pagina ventisei. I due diventano amici, che cosa succederà nelle prossime duecentosettanta pagine?


29. Il conflitto non è abbastanza forte da supportare un libro di questa lunghezza. La trama verte intorno alla decisione di cosa mangiare a cena, per la quale marito e moglie discutono per centoventi pagine. La cosa di per sé potrebbe anche essere interessane e far emergere dei conflitti più ampi e profondi ma noi sappiamo, perché ci è stato detto a pagina due, che in frigorifero c’è solo del prosciutto.


30. Il conflitto non è credibile. Il romanzo racconta la storia di due famiglie che si sono trasferite da poco in quartiere e sono vicine di casa. Litigano perché ognuna afferma che il proprio appartamento è meglio esposto al sole rispetto all’altro.


31. Il conflitto compare troppo tardi rispetto l’inizio della storia. Dopo cinquantasei pagine di descrizione del salotto dove si svolge l’azione e dopo altre sessantotto pagine durante le quali ascoltiamo i pensieri della protagonista seduta su una poltrona, finalmente suonano alla porta. Ma è solo un corriere. La protagonista torna a pensare, la polvere a posarsi. A pagina duecentrotrentasei le telefona la madre, con la quale ha una discussione della quale non si capisce l’origine. Il romanzo finisce.


L'ambiente e il tempo

32. Le transazioni non sono sufficienti per mostrare i cambi temporali. Fai saltellare il lettore da un tempo all’altro della narrazione come se fosse sulla sabbia di Riccione alle due del pomeriggio di una giornata di fine luglio.


33. Troppa enfasi al contesto, troppo poca ai personaggi. Hai creato uno scenario talmente ricco di dettagli e sfumature e intriso di particolari da dimenticare che nella scena ogni tanto ci dev’essere qualcuno.


34. Non hai fatto abbastanza ricerche sul contesto utilizzato. Non è che si debba per forza aver visitato il luogo nel quale si ambienta il proprio romanzo, ma scrivere che il protagonista uscì di casa, scese in strada e attraversò la città per andare nel suo negozio preferito incontrando molte persone è perlomeno un po’ troppo generico.


35. L’ambiente non è abbastanza valorizzato. La storia è ambientata alle isole Fiji ma ci sono talmente poche descrizioni che pare di essere sulla spiaggia dell’Idroscalo.


36. Viene data troppa enfasi all’ambiente. La storia è ambientata all’Idroscalo che viene descritto in ogni dettaglio esaltandone le acque limpide e l’atmosfera festosa che al lettore viene il dubbio e va a vedere su Google Maps dove si trova esattamente l’Idroscalo, che magari potrebbe andarci per le prossime vacanze.


37. Alcune scene sono affrettate. Quando arriviamo al culmine della storia, la scena si interrompe.


38. Ci sono troppe incoerenze temporali. Il tuo romanzo è ambientato durante la Guerra dei cento anni e si utilizzano dei mitra e delle pistole automatiche. Oppure, nel tuo romanzo ambientato negli anni cinquanta in Costa Azzurra, le protagoniste indossano dei jeans.


Le Coerenze

39. Troppi punti sono stati lasciati in sospeso. Hai scritto un giallo ma hai pensato di non rivelare l’assassino, il movente e nemmeno l’arma del delitto, così, per lasciare un po’ di suspence…


40. Ci sono troppe coincidenze. Hai creato una trama complessa e interessante, ma l’hai intricata talmente tanto che non riesci a risolvere le situazioni, così fai intervenire un mago, un pozzo dei desideri e un’arma invincibile.


41. Il libro è troppo moralista. Hai scelto di raccontare la storia attraverso il punto di vista di un narratore che critica ogni azione dei protagonisti, omettendone volutamente delle parti e giudicandone altre. Solo che giudica ogni punto di vista senza dimostrare di avere nessuna opinione.


42. Non c’è un punto di vista chiaro. La storia è raccontata dal punto di vista del protagonista che racconta la sua storia mentre un narratore a sua volta racconta la storia del protagonista che ha narrato la sua vicenda a un suo amico che ora testimonia al lettore ciò che gli hanno raccontato.


L'invio del romanzo e la casa editrice


43. Hai mandato la stessa mail in copia conoscenza nascosta a tutte le case editrici che hai trovato in un elenco che ti ha fornito un amico di tuo cugino.


44. La lettera di presentazione è troppo generica. Hai mandato la stessa mail a tutte le case editrici senza specificare il motivo della tua scelta, anche perché hai pensato che più ne avresti inviate più altra era la probabilità che qualcuno ti rispondesse.


45. Il romanzo è fuori contesto per il target dei lettori della casa editrice. Hai mandato il tuo thriller esplicito e un po’ splatter a case editrici che trattano solo romanzi rosa e forse, inavvertitamente, lo hai mandato anche a qualche casa editrice che tratta solo libri per bambini, ops!


46. La lunghezza non è adatta al catalogo o alla casa editrice. Hai spedito il tuo romanzo fantasy di ottocentotrentasei pagine a una casa editrice di gialli tascabili, perché volevi essere originale pensando che magari avrebbero potuto inaugurare una nuova collana per l’occasione.


47. La casa editrice non sta al momento pubblicando romanzi di quel genere. Hai controllato le collane che la casa editrice pubblica? Il tuo romanzo può rientrare in una di queste? Te lo dico con sincerità: difficilmente una casa editrice aprirà una nuova collana solo per il tuo romanzo!


48. Hai scritto una sinossi troppo breve. Lui si innamora di lei ma lei è promessa a un altro.


49. Hai scritto una sinossi troppo prolissa. Talmente prolissa che la tua opera, in confronto, sembra un romanzo breve.


50. La casa editrice è al momento satura. Ma questo non lo puoi sapere.


Gli archetipi di Jung

Porsi di fronte alla propria opera con un atteggiamento autocritico è sempre un buon modo per mantenere il contatto con la realtà e per essere oggettivi. Spero che questa scaletta ti abbia aiutato a fare un inventario di cosa manca o di che cosa c’è di troppo nel tuo romanzo. Ti raccomando un’ultima cosa:


51. Controlla di aver spedito la mail con l’allegato!


 

Questo articolo è stato scritto da Michele Pelosi e Lucia Zago, editor di the different House. Ricordati che puoi sempre contattare the different House quando hai un piccolo dubbio stilistico e ti occorre un suggerimento. Ti aiuteremo gratis.


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