• clarissapelosi

ABBANDONARSI ALLA CREATIVITÀ

Aggiornato il: mar 31

Uno dei regali più belli che abbia mai ricevuto è stato un libro. Me l’ha regalato un’amica che mi conosce bene, e che sapeva di che cosa avevo bisogno in quel momento. Non è un libro qualunque, ovviamente, è un libro che, come accade qualche volta ai libri, è diventato per me uno scrigno magico.



Non dirò subito il titolo, volutamente, perché più che un libro è un’esperienza e le esperienze vanno vissute.


La storia del libro, che è più di un libro

L’autrice è una regista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica di Hollywood. Ad un certo punto della sua carriera cominciò ad abusare di alcolici pensando che fossero uno stimolo utile alla sua creatività. Nel momento in cui si rese conto che l’alcol, più che aiutarla, la stava distruggendo, decise di smettere di bere e di non affidare più la sua capacità creativa a sostanze tossiche, ma prese la risoluzione di affidarsi alla creatività stessa, senza più mettere alcun confine tra lei e il flusso creativo.


“Imparai a mettermi da parte per lasciare che questa forza creativa lavorasse in me, a sedermi al cospetto della pagina scrivendo tutto quello che udivo.”

L’idea di dover scrivere senza che nessuna forza esterna ne fosse implicata divenne per lei un’assunzione di responsabilità: sfruttare al meglio le proprie capacità era diventato un dovere verso sé stessa.


Nel momento in cui lei stava compiendo questo difficile cammino di consapevolezza si accorse che altre persone intorno a lei avevano lo stesso problema: non riuscivano ad abbandonarsi alla creatività con fiducia e apertura. Fu così che invitò prima una persona, poi altre, a compiere il cammino insieme a lei. Cominciò a organizzare degli incontri di gruppo che divennero dei corsi, fino a diventare dei percorsi.


Nell’arco di poco tempo cominciò a diffondersi quanto il suo metodo fosse efficace e molte persone (non solo artisti) cominciarono a chiedere quelli che allora erano per lo più degli appunti e che solo dopo dieci anni di esperienze dirette con tanti partecipanti ai suoi corsi, sarebbero divenuti questo libro.


C’è una frase bellissima nell’introduzione:

“Gli strumenti esposti in questo libro vanno intesi come salvagenti: per favore, usateli e poi passateli a chi ne ha bisogno” ed è così: una delle cose che viene spontaneo fare una volta vissuto questo libro, è proprio quello di condividerlo con altre persone, è un percorso che va affrontato prima di tutto da soli, è un percorso che può dare tanto se fatto insieme agli altri.


Io questo percorso l’ho attraversato due volte:

la prima volta nel 2015, appena il libro mi era stato regalato, purtroppo a quel tempo l’ho vissuto solo in parte, probabilmente non ero ancora del tutto pronta: saltavo degli esercizi e ho dato la colpa, come spesso accade, al fatto di non avere tempo;

la seconda nel 2017. Era un momento completamente diverso della mia vita, in cui sentivo spingere forte il cambiamento dentro di me, l’ho affrontato con grande apertura, con la voglia di andare fino in fondo e, grazie a questo libro, ho innescato un percorso irreversibile.


Quest’anno lo voglio riattraversare: ho raggiunto nuove consapevolezze e intravedo nuove possibilità intorno a me, c’è un salto che devo ancora fare, e sono convinta che questo libro mi aiuterà a compierlo. Se lo ripercorrerò, in futuro, mi piacerebbe poterlo fare con altre persone, condividendo le tappe, affiancandoci nel percorso di consapevolezza.


Il senso di un libro che non parla di, ma parla con (noi)


Il principio ispiratore è legato ad un concetto che in Analisi Transazionale viene chiamato Permesso. Darsi i Permessi significa darsi la possibilità di fare ciò che di solito siamo restii a fare perché, quando eravamo bambini, in qualche modo, delle figure genitoriali hanno limitato la libertà di esprimerci: “se nostra madre o nostro padre esprimevano dubbio o disapprovazione nei confronti dei nostri sogni creativi, è più probabile che associamo l’immagine di Dio a quella di un genitore dal comportamento severo, piuttosto che a quella di un creatore gioioso e creativo. È questo modo di pensare che deve essere rielaborato”.


Darsi i permessi non è semplice, i messaggi che ci sono stati ripetuti, volontariamente o d’istinto, nel corso della nostra infanzia, sono stati importanti, è come se si fossero annidati dentro di noi, pronti a uscire allo scoperto per scoraggiarci ogni volta che tentiamo di fare qualcosa di nuovo.

Vi capita, qualche volta, mentre state per fare un sogno ad occhi aperti pensando a un vostro futuro traguardo, un cambiamento, una nuova avventura professionale di sentire dentro di voi una vocina che vi dice: sei sicuro/a di esserne capace?


Non è facile sopprimere questi messaggi, che ci parlano in maniera subdola quando cerchiamo di realizzare qualcosa di creativo: alla minima incertezza ci fanno capitolare convincendoci di non essere all’altezza.

I Permessi ci possono mettere in difficoltà in tante situazioni, o meglio, possono farci rinunciare a molte opportunità. Questo libro offre un percorso che aiuterà a riconoscere e a domare queste voci e ad accogliere, assecondare e far crescere, invece, quello che è il nostro mondo creativo.

Non è un percorso semplice, né facile, sarà fatto di rabbia, dolore, speranza, di passi avanti e di passi indietro, di momenti in cui saremo talmente resistenti da metterci da soli nella condizione di non voler andare avanti. Sarà un tumulto emotivo.


“Quando comincerete a riconoscere, a nutrire e proteggere l’artista che è in voi, sarete in grado di andare oltre il dolore e la costrizione creativa. Imparerete a trasformare la paura, a rimuovere le cicatrici emotive e a rafforzare la fiducia in voi stessi. Indagherete e vi libererete delle vostre concezioni antiquate e dannose sulla creatività. Lavorando con questo libro, incontrerete la vostra creatività: i nemici interiori, i modelli, gli eroi, i desideri, le paure, i sogni e i momenti di gloria. Ciò vi renderà, di volta in volta, eccitati, depressi, gioiosi, impauriti, arrabbiati, e infine, più liberi.”


È, in sostanza, un libro da vivere.

Non vi chiederà lunghe sedute di lettura, anzi, in alcuni casi vi chiederà addirittura di non leggere e molto spesso vi chiederà, invece, di alzarvi dalla sedia o dalla poltrona, dove state comodamente seduti, per fare qualcosa. A volte qualcosa di apparentemente bizzarro.

Ma soprattutto vi chiederà di scrivere, di scrivere tantissimo.


Leggi anche: Proposta di Lettura: Dentro la sera

Gli strumenti di base che possiamo mettere in pratica fin da subito


Sono due gli strumenti che per l’autrice sono essenziali per riuscire in questo percorso verso il recupero artistico e che bisognerà utilizzare con costanza:

le pagine del mattino e l’appuntamento con l’artista.


Le pagine del mattino.

Si tratta, in sostanza, di scrivere tre pagine ogni mattina, appena svegli, seguendo il flusso dei propri pensieri. Non sapete che cosa scrivere? Non importa, scriverete per tre pagine, non so che cosa scrivere, non so che cosa scrivere, non so che cosa scrivere… quando vi sarete stancati di non sapere che cosa scrivere vi verranno in mente delle cose e comincerete a scriverle. Non ci sono cose giuste o cose sbagliate da scrivere, non c’è un modo buono o meno buono di scriverle, è proprio questo il punto. Scrivete, cercate di non censurare i pensieri che vi vengono in mente, lasciateli fluire, non li leggerà nessuno, non siete obbligati a rileggerli nemmeno voi, se non volete, anzi, per almeno otto settimane vi sarà decisamente sconsigliato.

Non importa se i vostri scritti saranno banali, puerili, ripetitivi, frammentari, non ha nessuna importanza.

“Tutta questa immondizia lacrimosa, rabbiosa e futile che scrivete ogni mattina sta tra voi e la vostra creatività.”


Capito? Stiamo sempre lì a criticare noi stessi, è così, sono le nostre voce interne, quelle che ci dicono che sbagliamo, che non siamo all’altezza, quelle che l’autrice chiama anche Censore, che ha opinioni estremamente negative rispetto a ciò che facciamo. Ma le sue opinioni, in quanto opinioni, non sono la verità.

Scrivete quindi, scrivere tre pagine ogni mattina, scrivete qualunque cosa, fino a che non avrete riempito tre pagine.


A che cosa servono le pagine del mattino?

So che ve lo state chiedendo, o meglio, forse adesso vi pare tutto chiaro, ma se inizierete a fare questo esercizio ad un certo punto ve lo chiederete.

Le pagine del mattino “ci conducono oltre la nostra paura, al di là della nostra negatività e dei nostri stati d’animo e, soprattutto, ci portano al di là del nostro Censore.”


Se avete dimestichezza con l’Analisi Transazionale (o se avete letto l’e-book che abbiamo pubblicato qualche settimana fa sull’Analisi Transazionale: Come costruire delle relazioni efficaci tra i personaggi: uno spunto dall’Analisi Transazionale), ricorderete come ognuno di noi sia un po’ condizionato a quei dialoghi interni tra il Genitore Normativo e il Bambino Libero: il primo che impone regole, divieti e intralcia la libertà di fare, di creare, di esprimersi, il secondo, che vuole sfuggire alle regole, che scardina i divieti, che cerca la libertà di esprimersi a tutti i costi. Ecco. Il Bambino è la nostra mente artistica, quella che vuole essere libera di esprimersi al di là delle regole imposte dagli altri.


Inoltre, se scritte ogni mattina, con sufficiente tranquillità e lasciando la mente sciolta, le pagine del mattino possono diventare una sorta di meditazione, che vi condurrà nel vostro mondo interiore e che vi permetterà di esprimerlo al meglio.





L’appuntamento con l’artista.

Questo strumento consiste nel dedicare due ore alla settimana a voi stessi. Significa, quindi, organizzarsi un momento di solitudine (sì, è un momento da vivere da soli), dedicato a fare qualcosa che vi piace, qualcosa che non avete mai fatto, che avete rimandato, qualcosa di nuovo o qualcosa che vi attira fortemente, o che pare una piccola sfida.


Se vi sembra che questo appuntamento non sia utile, dice l’autrice, pensate che forse state provando della resistenza nei confronti di un qualcosa che probabilmente vi metterebbe a disagio. Se vi rendete conto di essere resistenti è necessario spingere, sforzarvi. Non serve investire del denaro, per questa attività: può essere una passeggiata in mezzo al verde, sulla spiaggia, tra le vie della vostra città cercando di perdervi, osservando ciò che vi circonda ma soprattutto lasciando libero il vostro Bambino che di sicuro gioirà enormemente del tempo che gli state dedicando.


Come si vuole divertire il vostro Bambino interiore?

E imparate ad ascoltarlo, mentre, nel corso di questi appuntamenti, gli dedicherete tutta la vostra attenzione.

A che cosa serve l’appuntamento con l’artista? A dare spazio alla vostra creatività per farla crescere. Per cui: “fate ciò che vi incuriosisce, sperimentate ciò che vi interessa, che vi intriga”.


Scopri chi siamo


Il percorso di dodici settimane


I due strumenti fondamentali saranno le costanti che, nell’arco delle dodici settimane in cui si articola il percorso di recupero delle parti di sé, contribuiranno a compiere il cammino.

Ogni settimana l’autrice vi proporrà degli esercizi. Alcuni vi sembreranno facili e divertenti, altri difficili e pretenziosi. Alcuni avrete voglia di farli, altri no. Un consiglio: quando di capiterà di rifiutarvi di fare un certo esercizio, prima di rinunciare del tutto, fatevi una domanda, chiedetevi il perché. E poi siete liberi di scegliere.


Ho voluto dedicare un intero articolo per parlare di questo libro che per me è stato davvero importante e penso che potrebbe esserlo anche per qualcun altro. Potrà esservi utile in diverse circostanze: sia che sentiate di avere un blocco creativo nell’ambito della vostra professione, sia che vi sentiate incatenati in una realtà lavorativa che non vi soddisfa e che vogliate far risplendere l’animo artistico che avete dentro e che oggi è offuscato dalla quotidianità.

In sostanza, qual è l’obiettivo di questo percorso? Non è quello di creare un’opera d’arte, ma di far diventare la vostra stessa vita un’opera d’arte.


Il libro è di Julia Cameron, La via dell’artista – Come ascoltare e far crescere l’artista che è in noi, Longanesi, 1998


Questo articolo è stato scritto da Michele Pelosi e Lucia Zago, editor di the different House. Ricordati che puoi sempre contattare the different House quando hai un piccolo dubbio stilistico e ti occorre un suggerimento. Ti aiuteremo gratis.


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