COME SCRIVERE I DIALOGHI NEI ROMANZI

Aggiornato il: mar 30

Se sei arrivato su questa pagina è perché sei interessato a scoprire come gestire un dialogo all'interno di un romanzo. Vuoi sapere come i tuoi personaggi devo discutere, confrontarsi anche litigare e come rendere tutto questo accattivante agli occhi del lettore. Bene, sei capitato nel posto giusto.


Come gestire i dialoghi

No, non sarà la solita lezioncina. Per quella basta girare sul web e troverai tantissimi suggerimenti inerenti alle regolette di scrittura di un dialogo in narrativa. Invece, io vorrei proporti un esercizio differente e potentissimo: CLICCA SUL VIDEO E NON GUARDARLO!

Esatto, non devi guardarlo, devi solo limitarti ad ASCOLTARE.




Mentre mantieni gli occhi chiusi, immagina che le parole dei due protagonisti si trasformino nell’incipit del tuo prossimo romanzo.


Mai provato un test del genere, vero? Bene, sarà un po’ strano, però fidati, sarà anche un’esperienza interessante e durerà tre minuti. Hai già visto il film? Ti ricordi la scena? Non importa, vedrai che funzionerà.


Dai, prova, e poi, torna qui e dimmi che ne pensi.


Fatto? Ok. Ti dirò che ne penso: credo che tutti i segreti di un dialogo efficace siano compresi in questa scena. L’utilizzo delle parole è così potente che la presenza degli attori diventa accessoria.


A occhi chiusi, sia il luogo che il tempo diventano informazioni irrilevanti, perché il dialogo si sostiene da solo. Di più: è in grado di catturarci alimentando la nostra curiosità.

«Che pensi di fare, Ellie?» «Non lo so.»

Nelle prime due battute scopriamo che siamo alla presenza di una coppia. C’è anche una decisione da prendere, ma lei non ha le idee chiare. Di che si tratta?


La terza battuta, quella del soggetto maschile, svela un conflitto:

«Ma siamo sempre allo stesso punto?! Ci risiamo vero?»

Il tono è forte. Perché si sta arrabbiando? Cosa sta accadendo o cosa è successo? Tre battute e siamo già dentro.


La quarta battuta del dialogo apre un mondo:

«Che significano questi due giorni?!»


Comprendiamo che tra i due c’è stato qualcosa. Qualcosa di intenso che li ha coinvolti per quarantotto ore. Eppure, ci deve essere un problema.


La battuta successiva di lei aggiunge un ulteriore elemento:

«[…] li abbiamo vissuti da veri incoscienti».


Perché incoscienti? Che diavolo avete combinato? Siete stati insieme, siete una coppia e allora? Sembrano essere stati due giorni d’amore, due giorni favolosi. Cosa non ci dite? Ed ecco arrivare la verità pronunciata dalla bocca di lei:

«Io ho un fidanzato e che sarà distrutto quando scoprirà quello che ho fatto!».


Diamine! Riassumiamo: i due hanno una storia, sono stati due giorni insieme, ma lei è già legata con un altro e sembra che abbia anche intenzione di rivelare tutto al fidanzato. Quindi, implicitamente, ci dice che vuole ritornarci. Il dialogo prende potenza.


Lui si arrabbia, non capisce:

«Cosa sono stati questi due giorni? Un test che non ho superato?»

Lei di rimando non risponde sul coinvolgimento ma sulla promessa di matrimonio che ha fatto. E allora il dubbio sorge nella testa del lettore: “Scusa cara, non è chiaro: lo ami ma ti senti obbligata verso un altro o non lo ami e quindi l’obbligo è solo una scusa?”.


Ogni frase spinge a proseguire, vogliamo sapere dove andrà a parare questo conflitto e intanto i personaggi stanno rivelando le proprie caratteristiche.

Il dialogo prosegue e il protagonista maschile spiazza tutti, lettore (ascoltatore) compreso:


«Qui non si tratta di mantenere le promesse e non si tratta di seguire il cuore. Qui si tratta di garanzie».

Adesso siamo passati dalla parte della protagonista e come lei non capiamo: "Scusate, ma non era solo una questione di sesso? Un’avventura?"

A questo punto, le nostre parole prendono forma nella bocca di lei:

«Che cosa vorrebbe dire?»

La risposta arriva come uno schiaffo:

«Soldi! Lui ha un sacco di soldi!».



Fantastico! Sono arrivate altre informazioni, abbiamo compreso meglio la situazione: lui è innamorato e di soldi non ne ha tanti; lei è decisamente fredda, razionale e sembra voglia fare delle scelte precise per il suo futuro. Sono stati insieme per due giorni. Deve essere stato bellissimo. Ma adesso bisogna ritornare alla realtà. Ora parte la dinamica classica del conflitto: i toni si alzano, arrivano gli insulti, eppure lui tenta di farla ragionare e ci fornisce altri elementi:


«Sì, noi siamo così. Noi litighiamo. Tu dici a me che sono un arrogante figlio di puttana e io ti dico quando sei una rompicoglioni. E lo sei… il 99% del tempo. E non ho paura di offenderti, tanto ti bastano due secondi di recupero per passare alla rottura di coglioni successiva». «E allora?», chiede dei lei. «Allora non sarà facile. Anzi, sarà molto difficile e dovremo lavorarci ogni giorno […]»


C’è un intero romanzo in questo dialogo. Ascoltandolo, ci domandiamo come andrà a finire: la convincerà? Lei rischierà per l’incerto? Fino a che punto è innamorata? Quanto contano i soldi?


Quanto il giudizio degli altri? E lui? Sembra davvero innamorato. Infatti, la certezza del suo amore arriva qualche battuta dopo, quando lui le dice:

«Smettila di pensare agli altri. Non pensare a quello che voglio io, quello che vuole lui, quello che vogliono i tuoi. Tu che cosa vuoi? Che cosa vuoi? Tu che cosa vuoi?».


L’insistenza, la determinazione, la ripetizione del “tu” e della domanda, ci pongono sul piano dell’apprensione e dell’emozione. Cosa farà lei? Come finirà?


*** SPOILER ***

I due sono una davanti all’altro. Lei sta piangendo. Che cosa risponderà? Lascerà il fidanzato, la certezza economica, per un uomo così innamorato? La risposta arriva lapidaria:

«Devo andare».

Spiazzante. Finisce così? Dannazione.

*** FINE SPOILER ***


Ecco, è tutto qui. Credo che quando si tratta di imparare a costruire un dialogo narrativo si dovrebbe ascoltare questo brano, a occhi chiusi.


Un buon dialogo esprimere almeno una, meglio due, delle seguenti proprietà:

  1. caratterizzare i personaggi;

  2. portare avanti la storia;

  3. creazione un conflitto;

  4. sviluppare dell’empatia;

  5. fornire informazioni;

sempre con una forma espositiva adatta e reale. Nel brano che ti ho proposto c’è tutto questo.


Se ti è piaciuto, le prossime volte cercherò altri esempi con finalità diverse.


PS: io tifavo per lui… accidenti.

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