COME SCRIVERE UN INCIPIT PERFETTO

Aggiornato il: 2 dic 2020

Se vuoi scoprire cos'è un incipit, perché è importante e come scriverlo bene, sei arrivato nel posto giusto.

Come scrivere un incipit perfetto

Purtroppo, sono molti gli scrittori esordienti o i neofiti della scrittura che sottovalutano l’apertura di un romanzo. Invece l'incipit è un momento chiave, delicatissimo, attraverso il quale l’autore si presenta al lettore. È come se dicesse: «Io scrivo così, questo è il mio registro e con questa pagina voglio catturarti e incuriosirti. Anzi, ti prometto che che più andrai avanti e più sarai coinvolto.»


Immagina il tuo potenziale lettore.

Eccolo che entra in libreria, ha davanti bancarelle, scaffali e pontoni colmi di romanzi. Circa 10.000 titoli, e non è numero buttato lì a caso, perché stiamo ipotizzando una libreria fisica; se fosse stato on line ne avremmo avuto 100.000 di titoli. In questa babele di carta riuscirai a cogliere la tua occasione?



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Ritorniamo al nostro amico. È entrato in libreria e ora si guarda intorno, cerca il genere che preferisce, lo vede e si avvicina allo scaffale. Curiosa tra le copertine, ci passa su un dito, osserva gli autori, le novità, alla fine ne afferra uno e cosa fa? Legge la quarta, poi lo apre e legge l’incipit. La magia avviene (o non avviene) in quell'istante, nel momento in cui apre il libro e legge le prime righe:


Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse - Non male, vero? È Fahrenheit 451, Ray Bradbury. Di certo il nostro amico farà fatica a non andare oltre.


Oppure, potrebbe leggere:

Gregor Samsa, destandosi un mattino da sogni agitati, si trovò trasformato nel suo letto in un enorme insetto immondo

è l’incipit di un certo Kafka, il libro si intitola la Metamorfosi. Una manciata di parole e il lettore è già preso, catturato.

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Inizi a comprendere il senso? Dai, un altro ancora, a mio avviso potentissimo:


Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall'ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Questo non dice nulla: è stato forse ieri. L’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l’aria contenta. Gli ho persino detto: “Non è colpa mia.” Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo

- Lo straniero di Albert Camus.


C'è il dramma, il luogo, il carattere del protagonista, uno spicchio della sua vita. Ma la cosa che più conta è l'esempio che Camus ti regala: si può presentare una storia al lettore anche con poche parole e nello stesso tempo suscitare domande che impongono di proseguire.


L'incipit è il biglietto da visita dell'opera

Insomma, una delle doti dello scrittore è quella di saper catturare l’attenzione sin dal prime righe, perché è lì che si gioca gran parte della partita. Non solo con il lettore indeciso, ma prima ancora con l’editor della casa editrice e con il suo direttore editoriale e forse, ancor prima, con il beta reader o i giurati del concorso a cui hai spedito l’opera.


Vuoi che vadano avanti nella lettura? Allora devi incentivarli.


In pochi ricordano due cose fondamentali: la prima è che il lettore spenderà del denaro e dunque, se non vi conosce, verifica nelle prime pagine dove sta investendo i suoi soldi; d’altronde gli basta alzare lo sguardo e di titoli tra cui scegliere ne ha una montagna. La seconda è che le case editrici ricevono decine di proposte letterarie ogni giorno: non posso leggerle tutte e si limitano alle prime pagine, se ne vale la pena andranno avanti altrimenti bye bye.


Scopri chi siamo


Ok? Chiaro perché un incipit ben scritto è fondamentale per il buon risultato complessivo dell’opera? D’accordo, andiamo avanti.


Se il tuo incipit è ben scritto, significa che hai instaurato una interessante sospensione dell’incredulità e il lettore è disposto a seguirti. In pratica, ti sta dicendo: «Lo so che è un opera di fantasia e l’hai inventata tu, ma è interessante e voglio vedere come prosegue.» Significa che ti offre la sua fiducia (e anche dei soldi) e dunque ti segue nel racconto.


Ora la questione diventa: come si scrive un incipit che funziona così bene?





La risposta te la offre un signore che ne sa più di me di scrittura, un tale Italo Calvino. Mai sentito nominare? Spero proprio di sì.


“è il momento della scelta: ci è offerta la possibilità di dire tutto, in tutti i modi possibili; e dobbiamo arrivare a dire una cosa, in modo particolare. […] Ogni volta l’inizio è questo momento di distacco dalla molteplicità dei possibili: per il narratore l’allontanare da sé la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare”

Capito? Con l’incipit scegliamo – e dichiariamo la scelta – di cosa vogliamo raccontare e come. Se il lettore lo apprezzerà, condividerà con noi la scelta e si lascerà guidare con fiducia.

Punto di attenzione: l’incipit è da dove inizi a raccontare la storia, ma non è necessariamente l’inizio della storia stessa. Cosa voglio dire? Un esempio chiarificatore:


Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.


Siamo dinanzi a un Maestro: è Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Màrquez.


Il momento narrativo dell’incipit è stato selezionato avanti nel tempo, il racconto vero e proprio inizia anni prima.


L'incipit presenta il libro al lettore


È un espediente molto interessante (e molto sfruttato) per lanciare il lettore all'interno della narrazione sin dalle prime battute.


Eviterò lo spiegone inutilissimo e cattedratico sulle tipologie degli incipit. Sì, siamo riusciti a creare anche categorie di incipit e discussioni inenarrabili sul valore dell’una rispetto all'altra. Lascia perdere, se non per hobby o per passione, e vai al cuore dell’argomento: bisogna ingegnarsi per scatenare l’interesse del lettore.


In meno di una pagina, deve porsi una domanda che lo spinga a proseguire.


Potrai obbiettare che alcuni incipit non fanno sorgere domande, come ad esempio:


Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e ….


– I promessi sposi di Alessandro Manzoni.






Vero, nessuna domanda, ma tanta curiosità legata alla grande abilità descrittiva di Manzoni. E bisogna tener conto che non è proprio un romanzo scritto ieri, che non arrivavano in libreria 70.000 all'anno e che ne io ne te siamo Alessandro Manzoni.


Scherzi a parte, gli incipit descrittivi sono ancora oggi molto presenti, ma occorre dominare la scrittura e costruire un interesse nel lettore che non molti sono in grado di fare.


Quindi, riassumendo: puoi coinvolgere il lettore in un’azione, oppure presentare il tuo personaggio, o catapultarlo in un’epoca particolare o in durante un evento; esistono tantissimi modi per iniziare un libro, ma alla fine della prima cartella editoriali domandati sempre: “Ho scritto una pagina abbastanza potente da costringerlo a proseguire?


Bene, prima di chiudere il post, ecco qualche buon vecchio consiglio da editor, ovvero cosa devi evitare nella stesura di un incipit:


  1. Non iniziare con “Era una notte buia e tempestosa” o simili, l'ultimo è stato Snoopy.

  2. Non anticipare il finale, soprattutto se è un giallo.

  3. Non fare il riassunto o peggio, rimettere in forma la quarta di copertina, è barare.

  4. Non iniziare con un registro e per poi proseguire con un altro, a meno che non soffri di sdoppiamento della personalità.

  5. Non essere banale.

  6. Non essere inutilmente volgare

  7. Non inventarti font, urli, versi, tanto per attirare

  8. Non prendere in giro il lettore con una voce narrante in prima persona che gli fa domande.

Dopo tutti questi non voglio darti un ultimo consiglio: procedi con calma e non innamorarti della tua prima pagina, rileggila in maniera critica e ricorda che potresti scoprire che nascosto nella tua opera, da qualche parte, hai già scritto un incipit migliore.



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