COME SCRIVERE UN RACCONTO BREVE

Aggiornato il: mar 30

Spesso si accomuna il termine Scrittore a una persona che scrive romanzi ma non è di certo la lunghezza di uno scritto che ne decreta il valore. Grandi scrittori si sono concentrati sulla stesura di racconti: Luigi Pirandello, Anton Cechov, Raymond Carver, Alice Munro, Ernest Hemingway (e sono soltanto alcuni) e molti di questi raggiungendo risultati che li hanno portati non solo alla notorietà ma ad ottenere riconoscimenti importanti rendendoli immortali.


Se non bastasse questo come incentivo a scrivere racconti, ti invito a riflettere rispetto al fatto che, sì, esistono scrittori più adatti a creare un romanzo che un racconto e viceversa, ma anche che la scrittura di un racconto può fungere da “allenamento” alla realizzazione di opere più lunghe e articolate. In pratica è come riuscire a correre senza problemi la “mezza maratona” prima di affrontare la Maratona di New York.



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Perché, dunque, non dedicarsi alla stesura di un racconto?

Se è vero che ci sono alcuni punti di partenza sostanziali che non differiscono tra la scrittura di un romanzo o di un racconto e mi riferisco alla capacità di utilizzare con dimestichezza la lingua italiana, la sua grammatica e la sua sintassi, è vero però che esistono alcuni punti di attenzione che secondo me caratterizzano questa forma di scrittura.


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1. Definisci un nucleo narrativo che hai voglia di raccontare


Da dove nasce l’argomento di un racconto? A questa domanda non c’è una risposta, o meglio, non ce n’è soltanto una, perché lo spunto per una storia può nascere in qualsiasi contesto e nei modi più svariati: ogni fatto che vivi al lavoro, un episodio che ti racconta un familiare o la portiera, una vicenda vissuta da un amico, una notizia che leggi su una testata giornalistica e che ti colpisce particolarmente; tutto può diventare uno stimolo per raccontare una storia. Potresti sentirti suggestionato da un personaggio, da un fatto, da un luogo e il privilegio che hai e che abbiamo, in quanto scrittori, è quello di poter trasformate ognuno di questi elementi e farlo diventare un evento scatenante, un protagonista, un antagonista, un finale inaspettato.


E se non troviamo niente di particolarmente eclatante? Proviamo a chiederci, dopo aver letto una notizia, semplicemente: E se invece…?



2. Identifica i (pochi) personaggi che ne sono protagonisti


I personaggi di un racconto devono essere un numero limitato. È una questione di spazio: non ne hai a disposizione abbastanza per articolare le loro vite, le loro contraddizioni, tutte le loro caratteristiche. Scegline, quindi, pochi, e sceglili bene. Ciò non significa, comunque, che non sia importante delinearli al meglio, anzi. Nella storia dovranno comparire i loro tratti salienti, quelli più importanti, quelli che caratterizzano proprio quel personaggio e che dovrai far risaltare attraverso i fatti essenziali che agirà nella storia.


Come riuscirai a fare questo? Al di là delle pagine del racconto noi, i nostri personaggi, li dobbiamo conoscere a fondo, dobbiamo sapere ciò che hanno fatto prima e ciò che faranno dopo, dobbiamo sapere come sono fisicamente e come si muovono nel mondo, e se noi sapremo tutto questo, il lettore lo capirà, anche senza tante parole.


E inoltre, ecco la bella notizia: non è detto che alcuni personaggi che amiamo particolarmente, che abbiamo conosciuto e caratterizzato al meglio, non possano diventare protagonisti di altri racconti o, addirittura, di un romanzo!


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3. Metti un po’ di sale all’inizio della storia


Il sale aiuta a stimolare l’appetito. Salatini e snack salati prima di un pasto stimolano la fame. È così. Ma cosa significa in un racconto mettere del sale all’inizio della storia? Significa offrire al lettore un prodotto che lo incuriosisca fin dall’inizio, scrivere un incipit che scaraventi il lettore dentro la storia, senza premesse, senza antefatti, un incipit che non gli lasci scampo e che gli faccia venire fame di leggere il resto della storia.


Se poi, nel corso del racconto, ti accorgerai che sono necessari nuovi elementi per spiegare qualche concetto sarà sempre possibile farlo in un secondo momento, dall’interno della storia, ad esempio attraverso un flashback. Il lettore lo leggerà più volentieri che una lunga premessa.



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4. Scrivi il racconto rispettando la struttura classica di una narrazione


Di solito un racconto ha in sé un nucleo narrativo molto potente che deve essere espresso in poche pagine. Questo non significa, però, che non debba essere supportato da un minimo di struttura. Aristotele, nella Poetica, ci spiega quali sono le basi di una narrazione:


Intero è ciò che ha un inizio, una fase mediana e una conclusione. Inizio è ciò che esiste di per sé, senza venire necessariamente dopo qualcos’altro, e dopo il quale c’è o si produce qualcos’altro; conclusione al contrario è ciò che esiste necessariamente o per lo più dopo qualcos’altro, e dopo il quale non c’è nient’altro. In mezzo sta quello che viene dopo qualcos’altro ed è seguito a sua volta da qualcos’altro.


Una storia è, quindi, una sistemazione di eventi. Ti sembra troppo schematico? Può darsi, ma è un punto di partenza estremamente utile, almeno all’inizio.


5. Qualche volta il tuo racconto potrebbe avere un finale sorprendente


Il finale è l’epilogo del racconto, il momento in cui il conflitto si risolve. Non ci sono regole auree per scriverlo, ma di sicuro deve dare un senso alla narrazione. Anche ribaltando (perché no?) le aspettative che hai creato nel lettore durante il racconto. La cosa importante è che la sorpresa non sia forzata, non sia data da un deus ex machina che compare all’improvviso sulla scena e risolve la situazione.


Il lettore sarà contento di stupirsi grazie a una conclusione inaspettata, non gli piacerà, invece, sentirsi preso in giro.


6. Un racconto = Una storia


Un racconto racconta una storia. In un racconto di poche pagine normalmente si racconta un’unica storia; in un racconto non ci sono sottotrame o complessi intrecci come accade di solito in un romanzo. La storia, quindi, è una, ma semplicità non significa facilità, o peggio, banalità, tutt’altro.

Ambiente e contesto: definite uno spazio e fate accadere la vostra storia lì dentro. Come per i personaggi anche per gli spazi vale lo stesso principio: che sia una stanza, un castello o la giungla amazzonica, anche se non vi dilungherete in descrizioni particolareggiate dovrete conoscere a fondo l’ambiente dove la vostra storia accade perché il realismo del vostro scritto passa anche attraverso piccoli dettagli, che voi potrete dosare sapientemente nel corso della scrittura.


Tempo. Anche il tempo deve essere definito e circoscritto. Il tempo, addirittura, può essere utilizzato come un contenitore all’interno del quale far evolvere la storia. Qual è l’arco di tempo necessario affinché la vostra storia si compia? Un’ora? Un giorno? Una settimana? Un anno? Definite un tempo e utilizzatelo come scatola, recipiente e come punto di riferimento.


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7. Attenzione al ritmo della narrazione


Il ritmo della narrazione, in un racconto, deve essere vivace, adeguato all’argomento, al senso della storia. Generalmente i ritmi lenti che entrano molto nel dettaglio potrebbero essere poco indicati per un racconto breve e più adatti a una narrazione di più ampio respiro come un romanzo. Ma, come accade spesso in questi casi, non ci sono regole precise, bensì esperienza e buonsenso.


Un consiglio per capire se il ritmo del vostro scritto è adeguato? Leggetelo ad alta voce.


8. Allarga


Questo consiglio può sembrare in antitesi con alcuni consigli precedenti ma di fatto non lo è. E poi ho scritto allargare e non allungare.


Allargare significa, specialmente in una prima stesura, dare spazio alle idee, ampliare i concetti, forse dilungarsi in una descrizione o in un dialogo, captare possibilità lì dove ci sono delle intuizioni e farsi trasportare da queste ultime per cercare fino a dove si può. Per cogliere, infine, gli elementi essenziali. Per poi tornare al nucleo della storia.


9. Rileggi


Rileggere, rileggere, rileggere. Sì, dopo la prima stesura, dopo che l’azione si è compiuta e la narrazione è completata è necessario rileggerla. Un consiglio: non rileggerlo subito. Lascialo riposare per un po’ di tempo, qualche ora, un giorno, una settimana. Ma poi rileggilo, almeno tre volte.


Rileggilo la prima volta con la curiosità di un lettore appassionato che vuole leggere una bella storia. È avvincente? Interessante? Commovente?


E poi rileggilo di nuovo, come fossi posseduto dallo spirito della tua maestra delle elementari che, penna rossa tra le dita, trovava nei tuoi temi ogni sorta di errore di grammatica. È scritto correttamente? Le frasi sono ben costruite? L’ortografia e la punteggiatura, sono a posto?

E infine rileggilo con l’occhio critico di un editore che cerca storie da pubblicare e vendere. È un racconto che può riscontare interesse sul mercato? Che rompe qualche schema? Che innova?


10 . Taglia


E dopo aver scritto, riletto, corretto e riscritto, taglia. Cerca gli avverbi che non servono, gli aggettivi ridondanti, le battute di dialogo che non aggiungono valore al testo. Valuta se alcune spiegazioni sono troppo particolareggiate, se ci sono paragrafi che non sono utili ai fini della storia.


Lo so che è brutto buttare via del materiale già scritto e quindi ti do un suggerimento: prima di cliccare sul tasto CANC, fai una riflessione: mi può essere utile, questa frase, descrizione, battuta, personaggio in un altro lavoro? Invece di buttarlo via lo incolli in un altro file. Magari proprio quel dettaglio scartato può diventare il fulcro di un altro racconto. Perché no?


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Vuoi leggere dei bei racconti? Dei racconti scritti da alcuni maestri?


Ernest Hemingway. I suoi dialoghi fanno scuola e le sue ambientazioni sono disparate, fantasiose, spesso legate ai ricordi e alla sua vita avventurosa. La sua caratteristica è l’essenzialità. Ogni elemento, all’interno del racconto c’è perché deve esserci. Punto.


Raymond Carver. Ha condotto una vita meno avventurosa di Hemingway e ha dedicato i suoi racconti alla vita vissuta, dove si affrontano problemi quotidiani, dove ci sono uomini e donne che si confrontano con le loro piccole debolezze. Carver racconta un’America fatta di “brava gente, gente che ce la mette tutta”.


Alice Munro. La motivazione del suo Premio Nobel per la Letteratura vinto nel 2013 dice: per il suo ruolo di “maestra del racconto breve contemporaneo”. La sua maestria sta nel rendere universali tratti in apparenza più particolari della provincia canadese”.


Luigi Pirandello. È ricordato in particolare come drammaturgo, ma le sue “Novelle per un anno” dove i protagonisti si interrogano rispetto alla relazione che hanno con il mondo che li circonda e soprattutto con gli altri. Chi sono io? Chi sono gli altri? Sembrano essere le domande di fondo di molti dei suoi racconti.


Le riviste. Esistono molte riviste contemporanee che pubblicano racconti e che sono un’ottima possibilità di confronto rispetto a ciò che incontra i gusti del pubblico e, perché no? Una possibilità per far pubblicare il vostro racconto. Qualche titolo? Osservatorio Cattedrale, Inchiostro, Inkroci, ecc.

Questo articolo è stato scritto da Michele Pelosi e Lucia Zago, editor di the different HOUSE. Ricordati che puoi sempre contattare the different House quando hai un piccolo dubbio stilistico e ti occorre un suggerimento. Ti aiuteremo gratis.


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