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Le complicazioni progressive e i conflitti

Che cosa fa sì che una storia sia una buona storia? Una storia è una buona storia se vale la pena narrarla e se il lettore la vuole leggere o il mondo la vuole ascoltare. Ma affinché questo avvenga, una buona storia deve avere dei personaggi interessanti e deve essere ben raccontata, il che significa, da parte dello scrittore, non solo avere tra le mani un buon contenuto ma padroneggiare anche i principi di composizione di una storia.

Le complicazioni progressive e i conflitti

In questo articolo vogliamo approfondire uno degli elementi base per la creazione di tantissime storie. Partiamo da un modello semplice e condiviso, che afferma che ogni storia può essere schematizzata in cinque parti fondamentali:

1. L’incidente scatenante

2. Le complicazioni progressive

3. La crisi

4. Il climax

5. La risoluzione


In un articolo precedente abbiamo già parlato dell’incidente scatenante. In questo scritto ci occuperemo, invece, di quelle che nello schema vengono definite come complicazioni progressive.


I punti di non ritorno come complicazioni progressive


A seguito dell’incidente scatenante il protagonista si trova in una situazione che non gli lascia scampo: deve affrontarla con l’obiettivo di ristabilire l’equilibrio di partenza o, come accade più spesso, per conquistare un nuovo equilibrio.

Il protagonista, per ottenere il ripristino di uno status quo, dovrà compiere delle azioni. All’inizio proverà a mettere in atto delle azioni semplici, poco impattanti, farà dei tentativi, proverà ad agire in maniera poco distante dal suo abituale modus vivendi. Ma nel momento in cui si accorgerà che questi sforzi non sono efficaci tenterà con azioni nuove, sempre più complesse e di solito sempre più impattanti, sia per la narrazione e che per il lettore.


Una storia non deve ritornare su azioni di qualità o portata inferiori, ma muoversi progressivamente in avanti fino a un’azione finale oltre la quale il pubblico non riesce a immaginarne un’altra. (da Robert McKee, Story, pag. 198)


La complessità delle azioni, quindi, deve essere progressiva.

Questa seconda parte del modello a cinque punti, quindi, si riferisce alla trama, agli eventi che si susseguono nella storia.


Complicazioni e conflitti


Una buona trama, per risultare interessante al lettore deve in qualche modo fare sì che egli si senta coinvolto. In un racconto, in un film, in un romanzo, il coinvolgimento si ottiene attraverso le emozioni che i personaggi, e in particolare il protagonista, provano nel corso della narrazione. Ecco perché ogni storia, per quanto possa essere ambientata in una galassia lontana, in un angolo sperduto della terra o in centro a New York farà sempre leva sulle emozioni e sui sentimenti. Ma cosa muove i sentimenti? Ciò che più di tutto fa muovere i sentimenti delle persone sono, in definitiva, i conflitti.


La vita è fatta di cose basilari come trovare l’amore e il proprio valore; portare serenità al caos interiore; oppure come le enormi ingiustizie sociali che lo circondano, il tempo che si assottiglia. La vita è conflitto, questa è la sua natura. Lo scrittore deve decidere dove e come orchestrare questa lotta. (da Robert McKee, Story, pag. 201)


Possiamo prendere a prestito dal mondo del cinema una struttura che ci permette di costruire una specie di metascaletta del nostro racconto partendo dal dettaglio:

un beat è l’azione di un personaggio, un dettaglio e più beat costituiscono una scena, ogni scena deve contenere un piccolo punto di svolta, un elemento che faccia andare avanti la storia, che provochi un cambiamento, anche minimo. Una serie di scene costituisce una sequenza che culmina in una scena che ha di solito un impatto moderato rispetto a ogni scena precedente. Una serie di sequenze costituisce un atto, che culmina in una nuova scena, questa scena, di solito, porta un cambiamento ancora più importante per i personaggi.


Di solito, gli atti che compongono una storia sono almeno due, molto più spesso tre.

Questa proposta può apparire uno schema troppo calcolatore, ma in realtà lo è fino ad un certo punto: è la vita, infatti, che è composta di momenti legati tra loro, momenti nei quali prendiamo decisioni, incontriamo persone o parliamo con noi stessi, compiamo azioni routinarie, indugiamo in una situazione prima di fare il passo decisivo per compierla, a volte torniamo indietro, gioiamo di ciò che è avvenuto o ne soffriamo. La vita, poi, è un susseguirsi di decisioni, e spesso, una decisione equivale a un conflitto, con tutto ciò che ne deriva. I conflitti possono essere di tanti livelli ed essere mostrati per caratterizzare un personaggio, che tentenna nel decidere se trascorrere la serata a leggere un libro o accettare l’invito di un amico e andare al cinema. Altre volte i conflitti possono essere profondi e mettere in gioco decisioni importanti e diventare il centro di tutta la storia. In ogni caso la decisione del personaggio ci dirà qualcosa di lui.


Ecco l’esempio di un romanzo costruito su un conflitto:

“Prendiamo Al faro di Virginia Woolf, così toccante anche perché parla di un matrimonio né felicemente riuscito né disastrosamente fallito, ma che, fra dissidi e compromessi quotidiani, bene o male funziona. […] C’è di sottile che i due sono in disaccordo e, tuttavia, entrambi desiderosi che l’altro non cambi. Certo, il romanzo non fornisce risposte filosofiche (come diceva Cechov: occorre soltanto che ponga le domande giuste).” (da James Wood, Come funzionano i romanzi, pag. 185)


A volte conflitti minimi possono mettere in moto una catena di eventi nel corso dei quali il conflitto muta e aumenta e finisce per mettere in gioco elementi sempre più importanti, in un crescendo emotivo che non lascia scampo.


Proposta di lettura: James Wood


Tipologie di conflitti


I conflitti, in pratica, sono ciò che sta tra il protagonista e il suo obiettivo. Sono ostacoli, sfide, problemi, eventi, situazioni, persone, che deve affrontare per ottenere ciò che desidera. I conflitti obbligano le persone a scegliere, ad agire.


Il conflitto può essere interno:

- Il conflitto del personaggio con se stesso.

Oppure il conflitto può essere esterno:

- Il conflitto del personaggio con un altro personaggio

- Il conflitto del personaggio con la società

- Il conflitto del personaggio con la natura

Un’ulteriore ripartizione include anche:

- Il conflitto del personaggio con la tecnologia

- Il conflitto del personaggio con Dio o con il destino

- Il conflitto del personaggio con il soprannaturale


Alcune opere possono presentare due o tre livelli di conflitto, che si alternano o si intrecciano nella narrazione.


Il conflitto del personaggio con se stesso avviene quando il protagonista ha una crisi di identità, ha un disturbo mentale, un dilemma morale oppure può semplicemente dover scegliere un percorso della sua vita.

Alcuni esempi:

- Uno, nessuno e centomila, di Luigi Pirandello

- La coscienza di Zeno, di Italo Svevo

- Una stanza piena di gente, di Daniel Keyes

- Blu, di Giorgia Tribuiani


Il conflitto del personaggio con un altro personaggio avviene quando si ha un protagonista, spesso una persona positiva, e un antagonista, che non equivale sempre a una persona negativa, se non in alcuni generi di romanzi. Può essere mediamente una persona con la quale si è in disaccordo, può essere un antagonista in una storia d’amore, oppure un genitore per un figlio adolescente, un rivale nel mondo degli affari, un collega.

Alcuni esempi:

- Moby Dick, di Hermann Melville

- Sconosciuti in treno, di Patricia Highsmith

- Via col vento, di Margaret Mitchell


Il conflitto del personaggio con la società avviene nel momento in cui il protagonista è in disaccordo con il governo o con la cultura di appartenenza. A volte questo tipo di romanzi possono avere due livelli di conflitto, il conflitto sociale vero e proprio e un conflitto con una persona che rappresenta quel tipo di società.

Alcuni esempi:

- Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood

- A ciascuno il suo, di Leonardo Sciascia

- La chimera, di Giorgio Vassalli


Il conflitto del personaggio con la tecnologia avviene in conseguenza a problemi creati da macchine o da robot o intelligenze artificiali. Sono conflitti di solito caratteristici dei romanzi di fantascienza.

Alcuni esempi:

- Neuromante, di William Gibson


Il conflitto del personaggio con Dio o con il destino avviene nel caso in cui il protagonista debba sfidare o rispondere a una forza esterna, come ad esempio una profezia.

Alcuni esempi:

- Edipo Re, di Sofocle

- Harry Potter, di J. K. Rowling


Il conflitto del personaggio con il sovrannaturale avviene quando il protagonista ha come nemico un essere innaturale.

Alcuni esempi:

- Il giro di vite, di Henry James

- Storie di fantasmi, di Edith Wharton



La coerenza narrativa e la sospensione dell’incredulità


Perché una storia funzioni e i conflitti proposti siano credibili c’è un elemento fondamentale che non deve mancare: la coerenza narrativa.

Quando iniziamo a leggere un romanzo, o a guardare un film facciamo una specie di patto con l’autore o il regista e decidiamo di credere in ciò che ci apprestiamo a leggere o a vedere. Decidiamo di entrare in quella narrazione e di accettarla: se stiamo per leggere un romanzo di fantascienza, di avventura, un giallo o un fantasy siamo pronti ad accettare di viaggiare nello spazio, di inoltrarci al centro della terra, di entrare nella scena di un omicidio o di incontrare fate e troll. Sospendiamo la nostra incredulità perché accettiamo tutto ciò che il narratore ha deciso di raccontarci.

Da parte sua il narratore ha però, nei nostri confronti, ha una grande responsabilità: la coerenza narrativa. Il mondo che inventerà, la situazione che creerà, tutto dovrà avere un senso, dovrà avere una sua coerenza interna. Se ciò non avverrà il lettore uscirà dalla narrazione deluso e dirà che la storia non ha funzionato, che c’erano degli elementi dissonanti e probabilmente dirà che il romanzo non gli è piaciuto.

Quando si crea un mondo narrativo si devono fissare quelle che possono essere anche definite regole del gioco che devono essere sapientemente espresse nel corso della narrazione e mantenute per tutto il romanzo. A cosa servono queste regole? Servono a definire i confini entro i quali il protagonista e gli altri personaggi possono agire. Diventano una specie di scatola dalla quale non è possibile uscire e questo contribuisce a creare la tensione. La tensione, infatti, nasce dal fatto che i personaggi devono agire sottostando a una serie di leggi interne alla narrazione che prescindono da loro e che limitano la loro libertà.


Leggi anche: L'incidente scatenante


Facciamo un esempio.

Sto scrivendo un romanzo di fantascienza ambientato nel futuro. Definisco che la Terra è al collasso e che le risorse stanno per finire. I continenti sono in gara per costruire mezzi di trasporto adeguati per trasferire tutta la popolazione su Marte entro dieci anni. Poi sulla Terra non sarà più possibile vivere. Ma ci sono alcuni problemi: il viaggio dura nove mesi, non c’è abbastanza carburante per alimentare tutti i viaggi, ma non ci sono nemmeno mezzi a sufficienza perché ognuno ha una capienza di sole mille unità. Una equipe di scienziati sta cercando di risolvere la questione cercando nuove possibilità. Come andrà a finire? Quali saranno i criteri di sfollamento? Quanto saranno grandi le navicelle? Che cosa mangeranno i viaggiatori? Quanto costerà il viaggio? Oppure sarà gratuito? Quante persone potranno partire? Saranno salvati tutti? Chi partirà per primo?

Non sarà necessario esplicitare tutte le risposte, ma sarà necessario farsi quante più domande possibile fino ad avere chiaro ogni immaginabile risvolto della storia.

Ecco, la tensione sta nel dare delle regole precise e di tenerle fisse per tutta la durata del racconto, cercando delle possibilità che rientrino nella logica del racconto e che non affidino la soluzione del problema a una serie di eventi fortuiti che accadono quando servono (i cosiddetti deus ex machina), ma che sappiano costruire nuove opportunità oppure soluzioni coerenti ai limiti imposti.

Se le regole del gioco sono esplicite ed espresse e coerenti tra loro, anche se nella vita reale sono assurde, il lettore ci crederà e questo renderà coinvolgente e piacevole la storia.


Concludendo


L’articolo non ha la pretesa di essere esaustivo, per ciò che concerne la nascita di una narrazione gli elementi da considerare sono davvero tanti, ma ho voluto approfondirne due, strettamente legati. Arrivederci al prossimo articolo, dove affronteremo il momento della crisi, del climax e della risoluzione. Divertitevi, nel frattempo, a individuare i conflitti vissuti dai protagonisti dei romanzi che state leggendo.

Questo articolo è stato scritto da Michele Pelosi e Lucia Zago, editor di the different House. Ricordati che puoi sempre contattare the different House quando hai un piccolo dubbio stilistico e ti occorre un suggerimento. Ti aiuteremo gratis.


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