PERCHÉ RILEGGERE UN LIBRO

Aggiornato il: mar 30

Credo che sia capitato a tutti di rileggere un libro già letto. Vi siete mai chiesti perché? In fondo ci sono così tanti libri che potremmo non finirli mai, quindi, perché rileggere quelli già letti?


Perché rileggere un libro

Quand'ero bambina non avevo scelta: ero costretta a leggere sempre gli stessi libri, perché in casa ce n’erano pochi, con la scusa che i libri di scuola potevano bastare mi si nascondeva il fatto che non potevamo comprarne altri e nessuno ha mai pensato di accompagnarmi in una biblioteca per mettermene a disposizione altri.


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Col tempo sono diventata una consumatrice di libri, ne ho comprati e letti tanti, tantissimi, ma solo dopo sono diventata una lettrice e poi una lettrice attenta, ed è in questa fase che ho cominciato a capire l’importanza di rileggere i libri.


Nove motivi per cui rileggo un libro già letto:


1. Perché voglio re-incontrare di nuovo quel personaggio che mi ha conquistato. Spesso, di un libro che ho letto, ricordo uno o più personaggi, perché in loro mi sono identificata o semplicemente perché mi hanno interessato, mi sono piaciuti e mi sono rimasti nel cuore. Rileggere significa ritrovare quel protagonista e innamorarmene un pochino di più.


E poi ci sono i personaggi minori che offrono l’opportunità allo scrittore di mettere in luce diversi aspetti del protagonista o di altri personaggi, attraverso scene o dialoghi, intrecci. Capita di accorgermi, in seconda lettura, di aver trascurato qualcuno di questi elementi a beneficio di un filo conduttore assai più immediato.


Rileggere significa approfondire anche questi aspetti, mi è capitato con i libri di Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, ma anche Ragione e sentimento, o Emma.


2. Perché quel libro mi era piaciuto tanto, ma… non ricordo bene il perché. Mi capita a volte di ricordare che un libro mi era piaciuto tanto, ma, a volte, di non ricordare in dettaglio la storia, la trama, gli intrecci, ricordo soltanto che mi ha lasciato qualcosa dentro. So che in questi casi a volte è un rischio la rilettura perché potrebbe capitare, che dopo molti anni, quella stessa atmosfera sia difficile da ritrovare.


Capita perché quella lettura, forse, era coincisa con un momento importante e quel libro, in quel momento, aveva smosso qualcosa, o mi aveva accompagnato in un momento unico. E può accadere che quello stesso libro, riletto dopo tanto tempo, non mi susciti altro che delusione e nostalgia. Questo perché la vita scorre in maniera contorta e imprevedibile e ci muta in continuazione.


Quanti eventi sono capitati nella nostra vita tra una lettura e l’altra? Capita spesso con i libri letti durante l’adolescenza, mi è capitato per un libro che tanti anni fa, è stato un punto di riferimento: Siddartha, di Hermann Hesse.


Perché rileggere un libro già letto

3. Per andare oltre la trama. Se un libro è particolarmente intrigante alla prima lettura non vedo l’ora di arrivare all'ultima pagina e lo leggo in fretta, cercando di arrivare prima possibile alla fine. Questo significa rischiare di trascurare, in parte, la bellezza della parola scritta, di una sfumatura linguistica, di un dialogo particolarmente riuscito.


Ma queste sono sensazioni che rimangono perché se un libro viene letto con voracità e piacere è anche perché è ben scritto. E quando è ben scritto ti entra dentro e vale proprio la pena leggerlo due volte. La seconda lettura ci concederà tutto il tempo per approfondire il testo, per gustare frase per frase la capacità dello scrittore di aver scelto proprio quel vocabolo, verbo, aggettivo, piuttosto che un altro, proprio quella sintassi piuttosto che un’altra. Ho vissuto questa sensazione con la lettura del libro di Valentina Durante, La proibizione.


4. Perché quando me ne hanno parlato mi sembrava quasi un altro libro! Vi è mai capitato di uscire dal cinema e parlando con gli amici sentire uno di loro che dice: “Bello il film, soprattutto le musiche!”, ecco io ho poco orecchio per la musica e in un film di solito per me le musiche (a parte casi eclatanti, come il leggendario film Lezioni di piano) vanno in secondo piano dopo la trama, o in terzo, dopo la trama e i personaggi, o in quarto, dopo la trama, i personaggi e i risvolti psicologici.


Ecco, a volte succede anche con un libro, in modo un po’ diverso. Mi capita di non notare qualcosa che invece qualcun altro ha rilevato e quando me lo fa notare penso che forse ho trascurato qualcosa di importante, e allora, a volte di nascosto e con un po’ di vergogna per non essermene accorta, vado a rileggere il libro.


Mi è successo da poco, con Il male naturale, di Giulio Mozzi, un libro complesso, che vale la rilettura, e probabilmente (anzi, sicuramente) la rilettura della rilettura.



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5. Perché possono esserci diversi momenti “giusti” per leggere un libro. È vero, a volte non otteniamo lo stesso risultato, quando rifacciamo un’esperienza che abbiamo già vissuto e della quale serbiamo un ricordo indelebile nel nostro cuore. Ma i ricordi sono fatti di emozioni e spesso non è il fatto che ricordiamo, ma l’emozione che lo ha accompagnato. Anche la lettura di un libro è emozione.


Leggere una storia ci accende ricordi, sensazioni, speranze, sogni, fantasie e probabilmente è diverso leggere un romanzo d’avventura a dodici anni e poi a quaranta però, anche se non saremo rapiti dalle descrizioni di un mondo del tutto nuovo come quando eravamo ragazzi, probabilmente ricorderemo il nostro modo di essere stati ragazzi, ricorderemo quel momento già vissuto, i sentimenti provati e recupereremo una parte di noi, se non altro un bel ricordo.


Mi succede quando rileggo alcuni libri che ho letto da bambina ai miei figli: Ventimila leghe sotto i mari, di Jules Verne, ad esempio.


6. E se ho abbandonato un libro? A volte mi capita di non concludere un libro, abbandonarlo dopo poche pagine, oppure a metà, qualche volta addirittura verso la fine. I motivi possono essere molti, uno tra tutti, l’”incontro” con un nuovo libro che mi incuriosisce talmente tanto da non poter aspettare di leggerlo, tanto da mettere in ombra quello che avevo già sul comodino (il mio comodino è comunque molto affollato).


Però poi, anche se è passato un po’ di tempo vado a riprendere il libro tralasciato e decido di finirlo. La maggior parte delle volte lo ricomincio da capo e qualche volta scopro che forse, quando l’avevo iniziato la prima volta non l’avevo letto con la dovuta attenzione e che il rileggerlo non significa dargli una seconda chance ma una nuova dignità.


L’esempio è Il mestiere di vivere, di Cesare Pavese. L’ho ripreso dopo aver letto il suo La casa in collina.


7. Perché quando l’ho letto ero obbligata a farlo. Avendo studiato in passato molta letteratura, mi è anche capitato di dover leggere molti libri. Dato che poche volte, purtroppo, ho incontrato, nella mia storia scolastica, professori che parlassero di letteratura in maniera appassionata, ecco, a volte mi sono ritrovata a leggere dei libri per obbligo, senza troppi incoraggiamenti.


Essendo per obbligo, qualche volta mi sono resa conto di non aver colto tutta la vera essenza di quel testo e da adulta mi è capitato spesso di dare una seconda possibilità a certi libri dei quali non avevo un bel ricordo, e di trovarli, finalmente, meritevoli, e a volte molto di più. Un caso su tutti, che sento di condividere con molti lettori I promessi sposi, di Alessandro Manzoni.


8. Perché a volte mi pare di scoprire di nuovo l’autore. Quando leggo un libro di un autore che già conosco, a volte, mi capita di voler andare a rileggere i suoi libri precedenti, o comunque i libri che avevo già letto, a volte per completezza, a volte per perfezionare la conoscenza di tutte le sue opere. È quello che mi è successo qualche anno fa con Virginia Woolf.


Ho deciso di rileggere Una stanza tutta per sé, e poi ho letto il suo diario e grazie alla lettura del diario ho voluto rileggere i suoi libri in ordine cronologico e poi contestualizzarli con le sue emozioni, i suoi problemi, la sua quotidianità riportata tra le pagine del diario. In quel caso non sono state solo letture, è stata un’esperienza alla quale ho dedicato un’estate intera.


9. Perché me l’hanno spiegato. Ho riletto da poco La vita, istruzioni per l’uso, di George Perec. La prima volta lo avevo letto forse quindici, o vent'anni fa, mentre, assetata di letture, passavo da un libro all'altro in maniera disordinata, spasmodica, pantagruelica, inghiottendo parole su parole. Ho letto allora Perec perché mi avevano detto che era un grande autore che non poteva mancare nella mia libreria.


L’ho letto probabilmente dicendo tra me che era sicuramente un bel libro, un po’ strano e l’ho concluso in pochi giorni. Poi l’ho messo ordinatamente nella libreria e un po’ dimenticato. Qualche mese fa, durante una lezione di scrittura creativa qualcuno mi ha spiegato che quel libro è magistrale perché è una sorta di architettura letteraria e mi son detta: veramente è tutto questo? E sono andata, timidamente, a riprenderlo dalla libreria.


La rilettura è stata lenta e appassionante. Per la rilettura gli ho concesso il tempo che si meritava e ho scoperto, pagina dopo pagina, un libro praticamente sconosciuto. Perché? So di non dire niente di stupefacente ma il libro diventa nuovo grazie alle esperienze, alle conoscenze acquisite, a nuove sensibilità, nuovi strumenti di lettura, ai cambiamenti interiori, alla conoscenza più profonda della storia della letteratura, alla capacità acquisita di collocarlo in un contesto storico che ne spiega meglio la genialità, il senso, la novità.


Questo articolo è stato scritto da Lucia Zago, editor di the different House. Ricordati che puoi sempre contattare the different HOUSE quando hai un piccolo dubbio stilistico e ti occorre un suggerimento.


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