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Proposta di lettura: Bice Mortara Garavelli


Bice Mortara Garavelli. Il parlar figurato. Proposta di lettura

Di che cosa parla


Che cosa sono le figure retoriche? Sono, detto in maniera semplice, qualsiasi scostamento rispetto alla lingua standard. Il nostro linguaggio quotidiano è intriso di figure retoriche, che utilizziamo per creare immagini e trasmettere concetti. Ogni scostamento può avere a che fare con piani lessicali, di sintassi, di significato, di ordine delle parole, ecc.


Quando si parla di figure retoriche, quindi, non si parla di artifici della lingua che hanno a che fare solo con un registro linguistico particolarmente alto, utilizziamo figure retoriche in continuazione; alcune sono talmente di uso comune da essere entrate nel linguaggio abituale e vengono chiamate catacresi (catena, quando si parla di catena montuosa, collo quando si parla di collo di bottiglia, letto quando si parla di letto del fiume, ecc.). Le utilizziamo, quindi, senza accorgercene. Ci sono altre figure retoriche che utilizziamo abitualmente, come ad esempio la metafora, figura retorica per eccellenza, che ci aiuta quando vogliamo descrivere in maniera concisa un concetto che, se spiegato, necessiterebbe di ulteriori spiegazioni. Ogni volta che diciamo che nostro marito è un orso, oppure che ci sentiamo una roccia, o che accusiamo qualcuno di essere un coniglio costruiamo una metafora.


Il manuale di Bice Mortara Garavelli le spiega a una a una riportando molti esempi tratti in particolare dalla letteratura.


Per cosa può essere utile


L’intento di questo manuale è di essere pratico. Può essere utilizzato, infatti, in due direzioni, come specificato in premessa. Se vogliamo sapere in che cosa consiste una allitterazione, un chiasmo, una metonimia o una sinestesia questo manuale enumera nel proprio indice tutte le figure retoriche trattate per fornire al lettore una chiave d’ingresso legata al loro significato, come fosse un dizionario; allo stesso tempo, però, il manuale è strutturato in base al funzionamento delle figure retoriche stesse e quindi l’autrice le raggruppa secondo le loro caratteristiche più evidenti, e fornisce degli indizi in base ai quali riconoscerle.

Il mio consiglio è quello di leggere il manuale ma anche di utilizzarlo per approfondire l’uso che delle metafore si fa, in particolare, nella lingua scritta. Provate ad analizzare qualche pagina scritta da voi (oppure di un romanzo scritto da uno dei vostri autori preferiti) e cercate tutti gli scostamenti dal linguaggio standard. Vi accorgerete di quante figure retoriche siano presenti anche in uno scritto che è apparentemente semplice o che vi sembra di conoscere bene.


Quando utilizziamo il linguaggio facciamo sempre delle scelte nell’utilizzo di vocaboli, nella sintassi, nell’uso della punteggiatura, ecc.; spesso sono scelte retoriche che possono impattare in maniera molto forte sul messaggio che stiamo trasmettendo al nostro destinatario. Dobbiamo esserne consapevoli. Questo ci permetterà non solo di utilizzare meglio la lingua ma anche di essere più efficaci. Se il linguaggio è usato sapientemente anche ciò che in prima battuta può apparire un errore, di fatto, può nascondere un intento, o, addirittura, uno stile.


Ecco che cosa dice Bice Mortara Garavelli a proposito delle ripetizioni:


Ci sono ripetizioni di cui non possiamo/non dobbiamo fare a meno: sono quelle che servono a rendere chiaro e preciso un discorso. Ce ne sono altre che, in più, lo arricchiscono, lo abbelliscono; come le prime, giovano alla sua efficacia comunicativa. Quando hanno davvero queste funzioni non sono né superflue né ingombranti. (pag. 121)


Una nota sull’autore, qualche curiosità, una citazione


Bice Mortara Garavelli è una grammatica, linguista e accademica italiana, studiosa di retorica. È professore emerito di Grammatica italiana nell’Università di Torino. Ha pubblicato, tra gli altri: La parola d’altri (1985), Manuale di retorica (1988), Le figure retoriche (1993), Prontuario di punteggiatura (2003), Il parlar figurato. Manualetto di figure retoriche (2010), Prima lezione di retorica (2011), Silenzi d'autore (2015).


Nel 2018, in occasione dei trent’anni dalla prima pubblicazione del suo Manuale di retorica, Bice Mortara Garavelli, in un’intervista, così sintetizzò i suoi interessi di studiosa che hanno caratterizzato tutta la sua vita:


Riflettere sulla struttura del linguaggio, orale e scritto, e delle lingue – mi riferisco in particolare al greco antico, al latino classico e medioevale e, naturalmente, all’italiano dalle origini ai giorni nostri – è stata una costante della mia attività di studiosa, a cominciare dagli anni degli studi liceali (da: il Libraio, ottobre 2018).


 

Questo articolo è stato scritto da Lucia Zago, editor di the different HOUSE.


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