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Proposta di lettura: Flannery O'Connor


Bice Mortara Garavelli. Il parlar figurato. Proposta di lettura

Di che cosa parla


“Questo che avete tra le mani, forse già lo sapete, è un libro di culto.” Così Christian Raimo presentava già nel 2002 Nel territorio del diavolo, la prima parte di questo saggio composto da due libri. Questo primo raccoglie nove testi che rappresentano il pensiero di Flannery O’Connor rispetto la narrativa, lo scrivere e lo scrivere racconti in particolare. L’autrice, inoltre, parla di sé e delle sue opere e approfondisce il tema della scrittura legata al proprio credo e alla propria terra. Sola a presidiare la fortezza, invece, è la seconda parte dell’opera, ed è una selezione della fitta corrispondenza che Flannery O’Connor ha tenuto negli anni con i suoi amici, con altri scrittori, con conoscenti, con il suo editore. Attraverso queste lettere conosciamo la donna che si cela dietro le sue opere: ne comprendiamo la purezza, la trasparenza d’intenti e la volontà di raccontare persone e situazioni così come sono.


“La caratteristica principale, e più evidente, della narrativa è quella di affrontare la realtà tramite ciò che si può vedere, sentire, odorare, gustare e toccare.” (pag. 72)


Per cosa può essere utile


I due brevi saggi Scrivere racconti e Sulla propria opera che fanno parte della raccolta valgono da soli l’acquisto del libro. Sono pagine piene di consigli pratici, scritti non tanto per insegnare ma condivisi come fossero delle rivelazioni che l’autrice stessa scopre scrivendo ogni giorno i suoi racconti. La O’Connor è una grande osservatrice della realtà, è una pittrice e ama fermarsi a osservare i dettagli e riprodurli e sa, quando scrive, che certi segreti del disegno e della pittura sono utili anche in un racconto:


“Affermare che la narrativa procede per particolari non significa limitarsi ad accumularli meccanicamente l’uno sull’altro. I particolari devono rientrare in un disegno complessivo, e ogni particolare va messo al servizio dell’intento del narratore. L’arte è selettiva. Quello che c’è è essenziale e crea movimento.” (pag. 74)


Per apprezzare i saggi consiglio di leggere almeno qualche racconto di Flannery O’Connor, come ad esempio Brava gente di campagna, uno dei più famosi. Nei suoi racconti si potrà apprezzare la cura del dettaglio, la capacità di osservazione delle persone e l’abilità nel cogliere i particolari che le caratterizzano e le situazioni che vivono, profondamente calate nel proprio mondo, nel proprio territorio.

La raccolta di lettere che compone la seconda parte del libro è uno spaccato della vita in Milledgeville, in Georgia degli anni ’50, intriso di osservazioni rispetto alla letteratura del suo tempo, pieno di commenti rispetto agli autori che legge e conosce nel tempo, riflessioni sui suoi lavori e sulla sua visione del mondo:


“Scrivo come scrivo perché sono (non sebbene sia) cattolica. È un fatto, tanto vale dirlo a chiare lettere. Però sono una cattolica singolarmente dotata di coscienza moderna, della specie che Jung definisce astorica, solitaria e colpevole.” (pag. 211)


Una nota sull’autore, qualche curiosità, una citazione


Flannery O’Connor (1925 – 1964) è nata a Savvannah, in Georgia, ed è considerata, insieme a William Faulkner la più grande esponente della letteratura del Sud degli Stati Uniti. Ha vissuto gran parte della vita a Milledgeville, viaggiando pochissimo anche a causa di una malattia genetica che l’ha colpita a venticinque anni e che l’ha portata alla morte quattordici anni più tardi. Malgrado tutto questo arriva a diventare una scrittrice riconosciuta e apprezzata, autrice di numerosi racconti e di due romanzi: La saggezza nel sangue e Il cielo è dei violenti.


Oltre alla scrittura e alla pittura, Flannery O’Connor era una grande appassionata di volatili: nella sua fattoria allevava, tra gli altri, numerosi pavoni e persino una coppia di cigni. Come più volte testimoniato nei suoi scritti non c’è un vero motivo che la spinga ad allevare questi animali, tuttavia si comprende la grande passione che la O’Connor mette in ogni cosa che fa: nell’allevare volatili così come nella scrittura:


“Scrivere un romanzo è un’esperienza terribile, durante la quale spesso cadono i capelli e i denti si guastano. Mi manda sempre in bestia chi insinua che lo scrivere narrativa sia una fuga dalla realtà. È invece un tuffo nella realtà ed è davvero traumatizzante per l’organismo.” (pag. 61)

 

Questo articolo è stato scritto da Lucia Zago, editor di the different HOUSE.


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